TERRE IMPERVIE

25/02/2012

MARIO MONTI ALLA BOCCONI: “STANDING OVATION”. BENVENUTI NEL SOGNO ITALIANO


Si guarda sempre all’estero per questo e per quello e si ama raccogliere la merda che è fuoriuscita dai loro condotti intasati e importarla per intasare pure i nostri. Il fatto che un Continente, per ragioni storiche ed economiche, viva circa 20 o più anni avanti a noi non suggerisce mai che serva come esempio “negativo”, ovvero di quello che è meglio non fare e della strada che è meglio non seguire, tanto più se si è un foruncolo economico con debito pubblico assurdo come questa Penisola. Godetevi il discorso sul Sogno Americano e trascrivete sopra un foglietto quello che vi pare di vedere ora attorno a voi.

George Carlin, Il Sogno Americano

20/02/2012

OMAR BREBESH ovvero COME TI TORTURO E TI AMMAZZO DEMOCRATICAMENTE IL DIPLOMATICO LIBICO

Filed under: All'estero,Libertà di parola,Totalitarismi — antoniosabino @ 20:36
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Omar Brebesh, uno che non era abbastanza democratico per campare

Nel mondo del tutto è bello e le cose funzionano così. Il cattivo vive nel suo castello che domina la vallata del paesello di Non potrò. Nel paesello di Non potrò una povera popolazione di gentili e dolci Non posso sbarca il lunario in miseria, ma onestà. Soffrono tante pene e sopra di loro si addensa oscuro un cielo eternamente grigio, scaturito dai malefici incantamenti del crudele Signore del Castello. Non c’è un giorno di tranquillità per i Non potrò, le orde infernali, evocate dal Signore del Castello, sfasciano il poco raccolto, picchiano i vecchi e violentano le donne. Ad un certo punto compare un Paladino o una compagnia di Paladini (almeno quattro, un elfo americano, un nano italiano, un mezzo uomo – mezzo nano francese, una Ranger tedesca) tutti sono di  allineamento Legale, al massimo con qualche scivolamento verso il Neutrale). I nostri Paladini si fanno strada attraverso la campagna circostante al paesello, si presentano alla gente intimorita al centro della piazza, li incitano, i Non posso, inizialmente terrorizzati, si lasciano convincere e iniziano a protestare e a nulla servono gli attacchi portati dal Signore del Castello, oramai il Paesello è in rivolta e i Paladini, combattendo fianco a fianco dei Non posso, respingono orda dopo orda le forze del male. A questo punto il Signore del Castello gioca di difesa ed  i Paladini, spingendosi lungo le ripide e tortuose strade che conducono alla solitaria cima dove si eleva il Terribile Castello, giungono infine al portone, lo sfondano e si addentrano nel maniero. La gente al Paesello attende il loro ritorno, più passa il tempo più il timore aumenta, ma i Non posso sono comunque fiduciosi e, spalleggiandosi e facendosi forza a vicenda, rinnovano l’entusiasmo e rincuorano i dubbiosi. I Paladini, dopo mille trappole quasi mortali, giungono alla sala del trono, tutta decorata con teschi e corpi impietriti da misteriosi incantamenti. Il Signore del Castello li sfida nel più terribile scontro della loro vita, i Paladini, armati della loro Fede nella Giustizia, vincono, pur rischiando in più di una occasione di soccombere: stare uniti e sentire dietro di loro la forza trascinatrice della fiducia di un intero villaggio li porta a trionfare sul Signore del Castello che, in un lampo oscuro, svanisce nel nulla, le nubi si diradano, i campi si riempiono di messi, i pallidi Non posso riprendono colore, tornano tutti quegli animali della foresta che erano svaniti nel nulla e, con una grande festa, i Paladini celebrano la loro vittoria e il ritorno della vita nel Paesello. Fine.

 

Peccato che queste piacevoli amenità, anche molto emozionanti al cinema, nella narrativa o sullo schermo di un computer, siano nella realtà un cumulo di cazzate impossibili. Eppure Europa e Stati Uniti si sono bevuti nell’ordine che tutto un popolo (Libia) si era sollevato contro il Signore del Castello (Gheddafi e famiglia) vessati da decenni di morte e distruzione. Un gruppo di Paladini (I  volenterosi) commossi dallo sforzo e dai patimenti dei cittadini del Paesello, imbracciando armi e bagagli, hanno abbattuto il tiranno e riportato Giustizia e bellezza nel paese un tempo maledetto. In realtà nulla di questo, come da mesi e mesi molti, compresi il sottoscritto, ripetono. Sulla natura dittatoriale del potere di Gheddafi nessun dubbio, sulla salda e convinta sollevazione popolare immensi dubbi. Sulla povertà dei libici dubbi grossi come case e come il Prodotto Interno Lordo, dubbi grossi come svariati reportage fotografici e testimonianze di persone non certo sospette. I Paladini, tutti uomini d’onore per un paese di balocchi, sono intervenuti dopo aver ufficializzato negli anni il livello di “statista legale” del Dittatore sanguinario, hanno sparso balle (bombardamenti in centro alla città sui cortei), hanno fomentato l’informazione perché ci desse una sola visione, hanno perfino fatto richiami linguistici, Gheddafi è passato in poco tempo da Il Colonnello al RAIS, stile Saddam. Risultato, una Nazione allo sbando, in mano di capi locali, di bande, con un governo di gente già compromessa con il precedente regime, torture e persecuzioni razziali e il totale disinteresse dei valorosi e umanitari capi del mondo. Quello che era accolto dai capi di Stato, viene ammazzato come la più sfortunata e misera delle bestie, portandosi nella tomba tante notizie interessanti sui Paladini dei nostri Stivali. In questi giorni, ulteriore notizia a prova dello stato folle nel quale versa una Nazione che non era arretrata e che anzi, diciamolo pure, aveva la colpa di essere sempre più sulla strada di una economia di buon livello e che aveva la tendenza, gravissima e dannosissima, di non accettare i patti imposti da fuori, ma negoziare secondo i propri interessi, leggiamo che un diplomatico gheddaffiano, alla faccia di volenterosi, umanitari, controlli, democrazie esportate e storielle varie, è stato torturato a morte dai nuovissimi signori della ora civilissima Libia.

Just as bad as Gaddafi? Former diplomat loyal to ousted dictator dies from torture at hands of Libyan rebels

A former diplomat loyal to overthrown dictator Moammar Gaddafi has died under torture after his arrest by a Libyan militia group.

His death is the latest in a series of reports of abuses by former rebels whom Britain and its NATO allies spent billions helping to free from the evil clutches of Colonel Gaddafi and will raise further questions about what has replaced the dictator.

Omar Brebesh, 62, who served as ambassador to France, died less than 24 hours after his arrest in Tripoli in January 19 by a militia from the western Libyan town of Zintan, according to Human Rights Watch.

The New York-based group says that photographs of Brebesh’s body provided by the family show extensive bruising, welts, cuts and the apparent removal of toenails, indicating that he was tortured prior to death.

Reports of the mistreatment and disappearances of suspected Gaddafi loyalists have embarrassed Libya’s ruling National Transitional Council (NTC), which had vowed to make a break with practices under Gaddafi and respect human rights. (Dailymail.co.uk)

19/02/2012

PINOCCHIO, RAGAZZINO SPENSIERATO, OGNI PROMESSA UN NON PAGATO ovvero SULLA ILLUSIONE DELL’OSPEDALE PEDIATRICO MEYER DI FIRENZE


Un passante

Cari dell’Ospedale Pediatrico Meyer in quel di Firenze,

 

non per dire, ma è inutile ricordare che ancora oggi dei famosi 250.000 euro RAI per la partecipazione di Benigni a Sanremo 2011 (poca cifra, insomma, è andato a cavallo, ha raccontato cazzate sull’inno e ha rotto i cojoni ancora a Dante, se non ricordo male) dicevo è inutile far notare che non avete visto ancora un centesimo della somma. Roberto è un diavoletto, è il Pinocchio sempre di legno, promette e non vi vuol dare, è quello che perfino perfino elogiava Berlusconi quando doveva fare il suo Pinocchio-ciofeca, cosa pensavate? La fata turchina non l’ha ancora fatto uomo, magari un giorno spargerà una polverina magica e oplà diventerà di carne e muscoli e vi manderà i 250.000 euro (magari pure con gli interessi maturati). Nel frattempo Celentano ha promesso a sua volta i 700 e passa mila euro in beneficenza. Se le cose andranno come pare probabile forse potremo iniziare tutti ad utilizzare il “darò in beneficenza” come risposta buona per qualsiasi occasione.

Uno stante

18/02/2012

GRANDE ATTESA PER CELENTANO, SI ASPETTA QUALCOSA DI DIROMPENTE

Filed under: Ecumenico Rincoglionimento,Mi piace "fotomontaggiare" — antoniosabino @ 12:59

17/02/2012

FANFARAONATE DI UN AMERICANO AL CAIRO


Egitto: Al Azhar, sostituire aiuti Usa

Annuncio adesione a iniziativa religioso salafita

(ANSA) – IL CAIRO, 16 FEB – Ahmed el Tayyeb, gran imam di Al Azhar, principale centro sunnita, ha annunciato la creazione di un fondo alternativo agli aiuti devoluti al nuovo Egitto dagli Stati Uniti, aderendo alla proposta d’un religioso salafita, denominata “assistenza egiziana”. Lo ha annunciato lo stesso imam incontrando il religioso integralista Mohamed Hassan, definendolo “la risposta del popolo egiziano ai continui tentativi Usa di fare pressione sulla nuova leadership per accrescere la loro egemonia”.

Il capolavoro di Barak Obama prende sempre più forma, dopo aver appoggiato, come i predecessori, Mubarak e aver partecipato dalle retrovie al movimento per rovesciarlo, dopo aver cavalcato l’onda della “rivoluzione”, in realtà semplice cambio di cavallo alla stazione di posta, uno vecchio, malandato e bruciato, con uno meno appariscente, dopo aver stigmatizzato i morti di prima e aver dimenticato i morti di ora, adesso il Presidente Americano si trova davanti uno Stato che, giustamente, si scuote di dosso il pesante fantino e, come al Palio di Siena, corre verso la sua meta. In cuor nostro pensiamo che Bombama non fosse ignaro della cosa e che anzi, sotto sotto, ci siano altri giochi in ballo e le pedine siano mosse sempre da lontano. Intanto plaudiamo al calcio in culo agli americani che seguono a pretendere di essere i padroni del mondo non avendo né la fibra morale, né la schiettezza d’esserlo, ma preferendo proseguire nel loro banchetto di banalità, amor patrio e tradizioni farlocche o importate, spacciando per bellum iustum quella che è pura e semplice acchiappa acchiappa. Il Fanfaraone ha avuto il piatto che desiderava, il problema è che adesso dovrà tentare di farlo inghiottire agli elettori ma, visti gli esiti della volta precedente e le scarse proteste per tutte le balle raccontate e le promesse non mantenute, non dovrebbe avere grossa difficoltà nel trovare i boccaloni per il secondo mandato.

15/02/2012

TEATRO ARISTON, THE DAY AFTER

Filed under: Ecumenico Rincoglionimento,Mi piace "fotomontaggiare" — antoniosabino @ 17:59
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Il telone cade e la Sindone di Celentano viene esposta ai fedeli per la tradizionale ostensione

14/02/2012

DIFFERENZA TRA I POETI MALEDETTI ED I MALEDETTI POETI: IL MARTIRIO DI SAN VERLAINE APOSTATA


Verlaine ha appena sentito quello che ho sentito io e non è felice

Venceslao il buon re

 A Terre Impervie non abbiamo mai avuto una vera occasione di parlare di Saviano, tranne che per alcuni riferimenti, due anni or sono, sopra la sua pretesa di essere il nuovo Pasolini, pretesa che lui ha evidentemente dato ad intendere per poi lasciarla alla vista di tutti e che i giornalisti, come il buon cittadino con la cacca del proprio cane, hanno raccolto ogni volta per poi depositarla negli appositi contenitori cartacei, i giornali. Il Messianesimo savianese è una delle tante belle infezioni contratte da una Nazione che è a forma di stivale, ma in realtà pare passeggiare sempre a piedi nudi in attesa di raccogliere funghi. Potremmo dilungarci sul capitolo Mafia e Politica, sulle 10 piccole differenze tra un Giuseppe Fava e un Saviano, sulla questione dello sputtanamento del lavoro di Falcone e Borsellino e sulla sagra del “mafioso” da piccolo e grande schermo, con una spruzzata di folklore e qualche ammiccamento a Kill Bill, che il nostro valoroso cuciniere ha rimestato e servito. Di questa faccenda, come l’abitudine al copia incolla e allo scoppio molto ritardato delle “ri-scoperte”, parleremo forse altrove. Oggi ci vogliamo dedicare alla questione del savianesimo di origine controllata, quello che sgorga direttamente ab origine.

Si vocifera di futuri impegni televisivi

 Play the maid’s part,–still answer nay, and take it.

 Esistono persone che provano l’atavica repulsa a mostrarsi in pubblico, non amano interviste, non vogliono comparire, perfino la posa per una breve foto li ripugna e vi si adeguano solo perché altrimenti il loro destino sarebbe ancora più orribile, fatto di attività che li obbligherebbero, a volere e piacere altrui, a comparire ovunque. Esistono poi quanti smaniosi di svelarsi al mondo intero, pur conservano l’arte sopraffina di farsi pregare, centellinano, hanno appreso, in misteriose sale dove a loro e a loro soli è stato consegnato un qualche strumento sensibilissimo, a cogliere il polso di intere Nazioni, tanto da poter apparire e svanire a loro piacimento, eppure essere sempre richiesti e davanti a tutti pur in assenza. Un loro no sarà sempre strategico, sapranno prevedervi di almeno cinque mosse e, se incappati in un errore, sapranno perfino farvi credere di aver volontariamente scelto quella strada. Esiste poi una categoria, vasta categoria, plateale categoria, diffusa a tal punto  da costituire forse la maggioranza, incapace di rinunciare a porre bocca e voce e volto ad ogni occasione. Non è neppure per rilanciare le vendite di qualche loro prodotto (di minore o maggiore fattura), non è perché si parli di loro in vista di qualche futura azione, si tratta di pura e semplice necessità di infilare la bocca nel pertugio di un megafono e dare fiato. Loro non sapranno praticamente mai dire di no, dovranno intervenire con la forza per fare loro comprendere come stiano saturando l’aria quanto il monossido, per questi non c’è argomento impossibile, che sia un convegno sulla Consustanzialità trinitaria, una tavola rotonda sulla economia del Nicaragua o la possibilità di recensire l’ultimo disco di un gruppo di Lorisidi vestiti come i Beatles, non vi preoccupate che il nostro eroe non si tirerà indietro, ci metterà più tempo la e-mail di risposta ad arrivare a chi lo ha invitato di quanto impieghi l’intervento, scritto, filmato o inciso, a giungere a destinazione.

 

Quando uno nasce maestro nasce maestro, qualunque sia l’argomento…

¿Quién puede poner puertas al campo?

Così non capiamo perché dovremmo stupirci (eppure confessiamo tale reazione) scoprendo che Scalfarubbica (Repubblica secondo il nome comune), in occasione di San Valentino, abbia deciso di ospitare una selezione di versi dell’innocente Verlaine fatta da Saviano. Oibò, già ci era nota l’esistenza di una antologia letteraria per le scuole dove, a colpi di Benigni e Saviano, si smerdava ulteriormente la letteratura di questa dispersa Penisola, letteratura già abbastanza martoriata nei pollai scolastici, adesso veniamo a sapere che l’antologizzato è un antologizzatore, tanto da cogliere il fior fiore di Verlaine e somministrarlo al pubblico come una tisana. L’effetto della tisana è però lassativo. Voi direte, colpa di Verlaine, una selezione è fatta bene o male, ma è comunque selezione di cose altrui. No. Il problema è che la selezione è accompagnata dalla lettura, da parte dello stesso Saviano, anzi, dalla recitazione (già dopo pochi minuti quel disastroso “Vero?” lascia intuire che da parte sua ci sia una volontà di interpretare) delle poesie e chi abbia avuto occasione di vedere i famosi elenchi della spesa che hanno suscitato dibattito in Italia potrà già immaginare la monotonia assurda di questa “esecuzione”, nel senso di eliminazione di Verlaine che, nonostante la sua grandezza, non riceve neppure una rapida morte, ma viene martoriato, pezzo per pezzo, dall’ego di Saviano. Poteva dire di no? Ovvio. Ma a quanto pare si sentiva trascurato e, magari, ha pure l’idea di sfornare a breve un libro di poesie, possibilmente prevertiane; non si offenda nessuno, ma noi si è della scuola che ritiene la produzione poetica di Prevert più simile ad una lunga serie di annunci pubblicitari, con qualche furbata, insomma roba che, magari con meno esito, è in grado di produrre chiunque.

Saviante. Prontissimo a dirtene tante… ma tante.

12/02/2012

VIA CIUCCI


                                                                       Due o tre manovrine da sopportare, poca roba per guadagnarsi il Paradiso

Asinariaaa festaaaaaaaa

La Grecia se lo merita, frega ‘na sega a noi, la Grecia se lo merita perché in fondo tutti questi filosofi sempre ci aripuzzano di stantio e marcio. Tutti sappiamo che sono a caccia di sgnacchere efebiche, ‘sti Greci, tutti zozzoni, ‘sti zozzi, tutti Greci, perfino gli immigri si grecizzano, è incredibile, con il loro alfabeto incomprensibile, quei segni che paiono due chiappe, l’omega, quella roba là, ‘sti zozzoni, non vi pare due chiappe? Due chiappe maschili ovviamente, già savemo come sugno (pardon) sono questi Greci, e dunque ben giunge il castigo divino, patapam, come a Sodoma e Mondadori, patapam, giù a punire le loro blasfemie immonde e impazzanti e noi ci godiamo, sì, ci godiamo come un Fazio in monta.

                                                               Un filosofo locale risponde alla richieste europee con un sonoro “Ci devo pensare”

Orientis partibus Adventavit Asinus

L’ha detto Gioggio, l’ha detto ieri, “piccini venite a babbo, non vi preoccupate del bau bau, voi siete buoni, mica come ‘sti cojoni di Greci zozzi, voi siete buoni, a voi minestrina, a loro cocci di noce –Gioggio aveva visto Sordi, gli piacciono i film di Sordi, pure senza i film, gli piacciono i Sordi in generale-“ e noi tutti accalmierati ci riuniamo solerti attorno a zio Gioggio e a Nonno Mario e facciamo linguaccia e pure insegnamo le terga a li Greci “tiè, piglia la tua omega tiè”, tanto sono lontani lontani e non ci appigliano

Pulcher et fortissimus Sarcinis aptissimus.

‘Sti grandi fessi di Greci accredevano che bastava votare. E no, none, che vi credete a invertiti! Voi pensate che votare basti e che delegare sia sufficiente, e no! Dovete guardare tutto il giorno quello che fanno gli arti, e se specùlano dovete pararvi, dovete dirigere l’economia locale e pure quella mondiale, il tutto però senza rompere la vita privata  dei politici, no no, che volete vedere i conti, non vi fidate? Ammazza e che siete, figli di Spartani? Semo mica tutti Iloti, dicheno i politici greci nel corso dei decenni, mica semo Schiavi, che volete fare la caccia? Cacciate li Sordi, dicheno quelli d’Europa? Che Sordi, dicheno i Greci -che i film nostri non li vedeno se non c’è Zorba che Zompa-. Li Sordi che vi siete futtuti? Ma non ci siamo futtuti li soldi. Insomma pinco pallo avete fatto l’imbroglio. Ma chi? Voi. Noio? Voio? Azz, siamo futtuti.

                                    Visto il peggioramento della crisi il filosofo locale tenta di passare la frontiera in incognito

Hez, Sire Asnes, car chantez, Belle bouche rechignez,

Ma dico io, cari Greci, ma come non ci volete dare i soldi? Non volete l’austerità? E mo’ se non volete l’austerità i casini fatti dai vostri, nostri e loro (mortacci) politici chi li paga? E i buchi delle banche? E a Goldman Sachs chi gli regala un 200, 300 isole, più mobili, case, musei e pure un tocco de Acropoli per farci la sauna dei dirigenti? Dico state scherzando o cosa? Siate responsabili.

Vous aurez du foin assez Et de l’avoine a plantez.

I Greci c’hanno il vizio dell’assedio. Prima hanno dovuto rispingere quelli da destra, si sono pure fatti massacrare in trecento, ora devono respingere quelli da sinistra. Il Re dei Re è intangibile ,non si capisce neppure quale sia il suo nome, ma come spinge, accidenti, pare infoiato mica male. Spinge sui confini, non vuole discussioni, c’ha i pupi da sfamare. Ma noi siamo tranquilli, zio Gioggio ha detto che siamo bravi, abbiamo subito detto “sì” quando ci hanno chiesto i primi sacrifici e adesso quando, a breve, ci chiederanno i super sacrifici diremmo “sì, sì, sono orgoglione di sacrificare l’oro per la patria, prenditi il molare di nonno”. Altro che quei zozzi di Greci con i loro cortei, le bottiglie incendiarie, le proteste, i cazzotti (presi), altro che gli scioperi generali, dovevate pensarci prima, a me la vostra protesta non piace, tiè, io sono con l’ordine prestabilito, se i giornali non mi dicono che vi devo mandare i 2 euro non lo mando e il bello che li avrei, ne ho caricati almeno 6 di euri sul cellulare. Se i giornali mi dicono che siete cattivi io ci credo, e voi siete cattivi, i giornali mi hanno detto sempre tante cose giuste, mi aiutano tanto, dico pensate alla Libia, se non c’era il giornale che mi spiegava perché si doveva bombardare una Nazione che non aveva attaccato altri, in preda ad una ribellione di pochi e limitata, come facevo a decidere? Poi ho visto tutte quelle notizie, i cecchini che sparavano dritto nella capoccina dei neonati che, magia, comparivano per strada, i cimiteri pieni di cadaveri già ridotti ad ossa (qualche cattivo ha detto che era un vecchio filmato di traslazione di salme, cattivi, il giornale ha detto che siete cattivi pure voi), insomma perché non dovrei credere a tutto questo. E Iddio l’altissimo e Gioggio il suo pastore e Mario il suo cocker dicono bene, state pagando le vostre colpe, siete peccatori, pagate e soffrite, noi siamo già al purgatorio / anticamera Paradiso, noi siamo buoni, a noi le purghe ci piacciono. Se guardate la lavagna siamo nella fila di quelli buoni, ci regalano pure la mela alla domenica e il verme durante la settimana. Altro che voi ermafrociti di Greci, l’avete combinata bella. Quando vi dicevano “cala le braghe” perché non le avete calate? Cosa sono queste proteste? Vogliono il lavoro, loro, vogliono un posto sicuro, loro, vogliono una assistenza sanitaria, loro, vogliono pure la pensione, volete pure lo stipendio? Eh cosa ancora? Magari pure campare. Ci avete rotto. Noi siamo responsabili, mica come voi.

Alcune delle leggere modifiche previste dal piano di austerity

In fine Missae sacerdos, versus ad populum, vice ‘Ite, Missa est’, ter hinhannabit: populus vero, vice ‘Deo Gratias’, ter respondebit, ‘Hinham, hinham, hinham.

Voi avete buttato giù il primo ministro, come si era detto, ma poi vi siete già bloccati, vi hanno messo uno abbastanza buono, ma non è buono come il nostro, il nostro è pure sulla copertina, parla inglese, è Goldman Sachs 24 karati, ci abbiamo pure paura che ce lo portano via, ci abbiamo, perché vale tanto quanto pesa. E voi niente. E così vi dico che sono contento. La giustizia esiste, il paradiso è tra di noi, già si riversano punizioni per le colpe immani e vi meritate tutto il disinteresse di questo mondo. Non siete mica buoni come quelli di Egitto, Tunisia e Libia, quelli ci piacevano tanto, si ribellavano e guardate che grande risultato. Voi non vi siete ribellati prima, adesso vi ribellate e non ci piace più, siamo stufi di ribellioni così vicine e poi c’è quella in Siria che è più interessante. A me piace la Siria, non mi ha rotto i cojoni con Platone o con Eschilo, no, a me la Siria non mi ha rotto i cojoni e poi ci sono tutti quei bimbi che rischiano di morire di fame, voi potevate pure pensarci prima e usare il profilattico, invece no, riproduzione riproduzione e ora volete pure mantenerli. C’è gente in giro… ma noi siamo tranquilli e, Nazione mia, ricordati il MOTTO:

10/02/2012

SALVAT(T)ORI DELLA PATRIA


una delle orge sadomaso che celebrano al chiusura del G8,9,10,11,12

Siamo salvatori della patria, sì, amici miei dal capo penzocolante, siamo salvatori della patria noi tutti, l’orbe terracqueo (subacqueità compresa) siamo chiamati alla vasta missione di riempire di forza bruta, ma socialmente gentile e progressista, le lande abbandonate dei cuori patrii, delle coccarde tricolori, gli scranni dei cori gonfiopettoruti con tanto di marchio di ringraziamento a GIOGGIO. Siamo salvatori della patria e dell’Europa. Noi, mezzacalzetta per una epifania di carbone (quanto ci servirebbe visto il buco al tubicino del gassssssss), siamo ora nelle sale del comando e al nostro valoroso timoniere è dato l’incarico di salvare noi tutti dai marosi. Per i morosi c’è Equitalia, fidanzata molto scomoda e con vaste pretese immobiliari. Noi, una unica anima, un vero inno della gioia di quel incazzoso nazionalista e solitario Beethoven (ad essere vivo oggi ci vieterebbe l’uso e penso che manco Schubert concederebbe di usare la sua versione dell’Inno), noi tutti italiani ed europei siamo davanti alla venuta del Messia. Ora pulitevi la faccia dalle lacrime lattee e avanti. Il Messia salverà la patria e l’Europa tutta. In tre mesi è un successo senza precedenti, da bomba ad orologeria, fondo molle del continente, a salvatori capitanati dalla luce degli occhi delle Nazioni. Dite che esagero? E se esagero io cosa dovremmo dire al Time?

Come prenderci per il culo in due diverse copertine

Insomma permettetemi il sano stupore. Un successo del genere è raro, altro che Guerra Lampo o Sbarco dall’esilio dell’isola d’Elba. E poi ammiriamo il confronto. Da una parte lo Scopatore-Folle, l’uomo dalla Nerchia 24 ore attiva, il satiro che, non a caso, ha la faccia di quello che ha appena adocchiato vostra figlia, vostra moglie e, sì, perché no, pure vostra madre e vostra nonna e, con un guizzo nell’occhio, rimpiange che la vostra bisnonna sia già morta perché, a giudicare dalla foto che intravede alle vostre spalle, gli garbava pure quella. Dall’altra il serio Professore, un po’ grigio, forse pure un po’ dall’aria di quello che ti farà la domanda che non ti doveva fare, o forse più la faccia di quello che ti farà la proposta che non potrai rifiutare. Inutile negarlo, Monti ci interroga, l’altro ci dice “spostati” o, se donne, “accomodati”. Insomma i due ricoprono per bene la loro parte di Attori. Ma chi compare sul numero statunitense del Time? No perché questa è la versione europea/asiatica, insomma terzo mondo e colonie (l’Europa).

Due inconsapevoli vittime

Una roba tra bestie, animali e amicizia tra animali. Cane grande e cane piccolo che convivono pacifici. Poi vediamo questa foto che ha provocato abbondanti eiaculazioni sui monitor delle principali testate giornalistiche.

Due bestie

E allora tutto si rivela. Anche la copertina americana è dedicata a Monti (cane piccolo) e ad Obama (cane grande). Si coccolano, si strofinano, si annusano il culo, Monti in particolare avrà certamente indugiato attorno all’area perianale di questo grosso cagnone internazionale. Lo scambio di carezzze, leccate, umori e strizzate di palle è avvenuto secondo norma. Molti elogi per il salvat(t)ore europeo, grande fiducia per l’Italia (circa quanto aveva detto per l’Egitto di Mubarak e la Libia del Fu Gheddafi), grande questo, grande quello, ma il cane grande resta lui, grosso e festante verso i padroni Goldman Sachs. Entrambe le bestie vengono dallo stesso allevamento, hanno mangiato in pastoie simili, certo Monti più piccina alla fine, resta sempre un canide di minor importanza. Cibi solidi, cibi liquidi, deiezioni di vario genere, ma l’importante è che, con l’applauso internazionale e pure di qualche italiota frescone, ci abbiano concesso che siamo “maturati” (o marci, dipende) e che ci complimentino perché anche noi, secondo la moda imperante, abbiamo lasciato a capo della faccenda gente impelagata con chi ha scatenato tutto il guaio. La cosa che provoca tenerezza è vedere come ci sia gente che si rotola felice perché può ancora sculacchiare il puzzone precedente (sia chiaro, strapuzzava da far schifo) e perché si sente liberata come dopo una bella purga, in realtà, come capita pure per le iniezioni, sappia tal gente che il beccuccio si è rotto ed è ancora in quel posto, ma non se ne accorgono perché hanno oramai preso abitudine a farsi maltrattare in tal guisa.

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