TERRE IMPERVIE

26/06/2011

IL BLOG LETTERARIO

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Menù del giorno:  Carmelo ed Eduardo, fuori da ogni tempo, fuori da ogni misura in CARMELO ED EDUARDO ovvero DUO POUR LA FIN DU TEMPS  la mostra antologica dedicata da Napoli al grande Eduardo 1986 – MOSTRA ANTOLOGICA SOPRA EDUARDO DE FILIPPO il mio piccolo ricordo in occasione della scomparsa di un cantante fuori dal comune DIETRICH FISCHER-DIESKAU (28 maggio 1925 – 18 maggio 2012)

 

19/06/2013

Sopra i diritti dei vinti e dei vincitori – un discorso di Benedetto Croce


La poliedrica e vasta produzione di Benedetto Croce consente di selezionare, saltellando da brano a brano, spesso richiedendo quello che più ci aggrada, quasi si fosse ad una cena antica ed una pifera sapiente ci offrisse il meglio della sua arte. Esiste però, tra gli interventi politici del Croce Senatore, un discorso che certo appare ancora oggi di una importanza capitale, eppure, per motivi che non stiamo troppo ad indagare, poco si conosce e raramente si legge per motivi che, ad una lettura sufficientemente attenta, risulteranno evidenti.

Discorso tenuto da Benedetto Croce il 24-7-1947 all’Assemblea Costituente

            Io non pensavo che la sorte mi avrebbe, negli ultimi miei anni, riservato un così trafiggente dolore come questo che provo nel vedermi dinanzi il documento che siamo chiamati ad esaminare, e nell’essere stretto dal dovere di prendere la parola intorno ad esso. Ma il dolore affina e rende più penetrante l’intelletto che cerca nella verità la sola conciliazione dell’interno tumulto passionale.

            Noi italiani abbiamo perduto una guerra, e l’abbiamo perduta tutti, anche coloro che sono stati perseguitati dal regime che l’ha dichiarata, anche coloro che sono morti per l’opposizione a questo regime, consapevoli come eravamo tutti che la guerra sciagurata, impegnando la nostra patria, impegnava anche noi, senza eccezioni, noi che non possiamo distaccarci dal bene e dal male della nostra patria, né dalle sue vittorie né dalle sue sconfitte. Ciò è pacifico quanto evidente.

            Senonché il documento che ci viene presentato non è solo la notificazione di quanto il vincitore, nella sua discrezione o indiscrezione, chiede e prende da noi, ma un giudizio morale e giuridico e la pronunzia di un castigo che essa deve espiare per redimersi e innalzarsi o tornare a quella sfera superiore in cui, a quanto sembra, si trovano coi vincitori gli altri popoli, anche quelli del continente nero.

            E qui mi duole di dovere rammentare cosa troppo ovvia, cioè che la guerra è una legge eterna del mondo, che si attua di qua e di là da ogni ordinamento giuridico, e che in essa la ragion giuridica si tira indietro lasciando libero il campo ai combattenti, dall’una e dall’altra parte biasimati o considerati traditori se si astengono da cosa alcuna che sia comandata come necessaria o conducente alla vittoria.

            Chi sottopone questa materia a criteri giuridici, o non sa quel che si dica o lo sa troppo bene e cela l’utile, ancorché egoistico del proprio popolo o Stato, sotto la maschera del giudice imparziale. Segno inquietante di turbamento spirituale sino ai giorni nostri (bisogna pure avere il coraggio di confessarlo), i tribunali senza alcun fondamento di legge, che il vincitore ha istituiti per giudicare, condannare e impiccare, sotto i nomi di criminali di guerra, uomini politici e generali dei popoli vinti, abbandonando la diversa pratica, esente d’ipocrisia, onde un tempo non si dava quartiere ai vinti o ad alcuni dei loro uomini, e se ne richiedeva la consegna per metterli a morte, proseguendo o concludendo con ciò la guerra.

            Giulio Cesare non mandò innanzi a un tribunale ordinario o straordinario l’eroico Vercingetorige, ma esercitando vendetta o reputando pericolosa alla potenza di Roma la vita e l’esempio di lui, poiché gli si fu nobilmente arreso, lo trascinò per le strade di Roma dietro il suo carro trionfale e indi lo fece strozzare nel carcere. Parimente si è preso oggi il vezzo, che sarebbe disumano se non avesse del tristemente ironico, di tentar di calpestare i popoli che hanno perduto una guerra, con l’entrare nelle loro coscienze e col sentenziare sulle loro colpe e pretendere che lo riconoscano e promettano di emendarsi: che è tale pretesa che neppur Dio, il quale permette nei suoi ascosi consigli le guerre, rivendicherebbe a sé, perché egli non scruta le azioni dei popoli nell’ufficio che il destino o l’intreccio storico  di volta in volta a loro assegna, ma unicamente i cuori e i reni, che non hanno segreti per lui dei singoli individui. Un’infrazione della morale qui indubbiamente accade, ma non da parte dei vinti, si piuttosto dei vincitori, non dei giudicati ma degli illegittimi giudici.

            Noi italiani, che abbiamo nei nostri grandi scrittori una severa tradizione di pensiero giuridico e politico, non possiamo dare la nostra approvazione allo spirito che soffia in questo dettato, perché dovremmo approvare ciò che sappiamo non vero e pertinente a transitoria malsania dei tempi: il che non ci si può chiedere. Ma altrettanto dubbio suscita questo documento nell’altro suo aspetto di dettato internazionale che dovrebbe ristabilire la collaborazione tra i popoli nell’opera della civiltà e impedire, per quanto è possibile, il rinnovarsi delle guerre.  Il tema che qui si tocca è così vasto e complesso che io non posso se non lumeggiarlo sommariamente e in rapporto al solo caso dell’Italia e nelle particolarità di questo caso.

            L’Italia, dunque, dovrebbe, compiuta l’espiazione con l’accettazione di questo dettato, e così purgata e giustificata, rientrare nella parità di collaborazione con gli altri popoli. Ma come si può credere che ciò sia possibile se la prima condizione di ciò è che un popolo serbi la sua dignità e il suo legittimo orgoglio, e voi, o sapienti uomini dei tripartito, o quadripartito internazionale, l’offendete nel fondo più geloso dell’anima sua, perché, scosso che ebbe da sé l’Italia, non appena le fu possibile, l’infesto regime tirannico che la stringeva, avete accettato e sollecitato il suo concorso nell’ultima parte della guerra contro la Germania, e poi l’avete, con pertinace volontà, esclusa dai negoziati della pace, dove si trattava dei suoi più vitali interessi, impedendole di fare udire le sue ragioni e la sua voce e di suscitare in sè spontanei difensori in voi stessi o tra voi?

            E ciò avete fatto per avere le sorti italiane come una merce di scambio tra voi, per equilibrare le vostre discordi cupidigie o le vostre alterne prepotenze, attingendo a un fondo comune, che era a disposizione.

            Così all’Italia avete ridotto a poco più che forza di polizia interna l’esercito, diviso tra voi la flotta che con voi e per voi aveva combattuto, aperto le sue frontiere vietandole di armarle a difesa, toltole popolazioni italiane contro gli impegni della cosiddetta Carte Atlantica, introdotto clausole che violano la sua sovranità sulla popolazioni che le rimangono, trattatala in più cose assai più duramente che altri stati ex nemici che avevano tra voi interessati padroni, toltole o chiesto una rinunzia preventiva alle colonie che essa stessa aveva acquistate col suo sangue e amministrate e portate a vita civile ed europea col suo ingegno e con dispendio delle sue e tutt’altro che ricche finanze, impostole gravi riparazioni anche verso popoli che sono stati dal suo dominio grandemente avvantaggiati, e perfino le avete, come ad obbrobrio, strappati pezzi di terra del suo fronte occidentale da secoli a lei congiunti e carichi di ricordi della sua storia, sotto pretesto di trovare in quel possesso la garanzia contro una possibile irruzione italiana, quella garanzia che una assai lunga e assai fortificata e assai vantata linea Maginot non seppe dare.

            Non continuo nel compendiare gli innumeri danni ed onte inflitte all’Italia e consegnati in questo documento, perché sono incisi e bruciano nell’anima di tutti gli italiani; e domando se, tornando in voi stessi, da vincitori smoderati a persone ragionevoli, stimate possibile di avere acquistato con ciò un collaboratore in piena efficienza per lo sperato nuovo assetto europeo.

            Il proposito doveroso di questa collaborazione permane e rimarrà saldo in noi, e lo eseguiremo perché corrisponde al nostro convincimento e l’abbiamo pur ora comprovato col fatto; ma bisogna non rendere troppo più aspro all’uomo il già aspro suo dovere, né dimenticare che al dovere giova la compagnia che gli recano l’entusiasmo, gli spontanei affetti, l’esser libero dai pungenti ricordi di  torti ricevuti, la fiducia scambievole che presta impeto ed ali.

            Noi italiani, che non possiamo accettare questo documento perché contrario alla verità, e direi alla nostra più alta scienza, non possiamo, sotto questo secondo aspetto dei rapporti fra i popoli, accettarlo, nè come italiani curanti dell’onore della loro patria, né come europei, due sentimenti che confluiscono in uno; perché l’Italia è tra i popoli che più hanno contribuito a formate la civiltà europea, e per oltre un secolo ha lottato  per la libertà e l’indipendenza sua e, ottenutala, si era per molti decenni adoperata a serbare con le sue alleanze e intese difensive la pace in Europa.

            E cosa affatto estranea alla sua tradizione è stata la parentesi fascistica, che ebbe origine dalla guerra del 1914, non da lei voluta, ma da competizioni di altre potenze, la quale, tuttoché essa ne uscisse vittoriosa, nel collasso che seguì dappertutto, la sconvolse a segno da aprire la strada in lei alla imitazione dei nazionalismi e totalitarismi altrui. Libri stranieri hanno testé favoleggiato la sua storia nei secoli come una incessante aspirazione all’imperialismo, laddove l’Italia una sola volta fu imperiale, e non propriamente essa, ma l’antica Roma, che peraltro valse a creare la comunità che si chiamò poi l’Europa; e, tramontata quell’egemonia, per la sua posizione geografica divenne campo di continue invasioni e usurpazioni dei vicini popoli e stati.

            Quei libri, dunque, non sono storia, ma deplorevole pubblicistica di guerra, vere e proprie falsificazioni.

            Nel 1900 un ben più sereno scrittore inglese, Bolton King, che con grande dottrina narrò la storia della nostra Unità, nel ritrarre l’opera politica dei governi italiani nel tempo seguito all’Unità, riconosceva, nella conclusione del suo libro, che, al confronto degli altri popoli di Europa, l’Italia “possedeva un ideale umano e conduceva una politica estera comparativamente generosa”.

            Ma se non approveremo questo documento, che cosa accadrà? In quali strette ci cacceremo? – Ecco il dubbio e la perplessità che può travagliare alcuno o parecchi di voi, i quali nel giudizio di sopra esposto e ragionato del cosiddetto trattato so che siete tutti e del tutto concordi con me ed unanimi, ma pur considerate l’opportunità contingente di una formalistica ratifica.

            Ora non dirò ciò che voi ben conoscete: che vi sono questioni che si sottraggono alla spicciola opportunità e appartengono a quella inopportunità inopportuna o a quella opportunità superiore che non è del contingente, ma del necessario; e necessaria e sovrastante a tutto è la tutela della dignità nazionale, retaggio affidatoci dai nostri padri, da difendere in ogni rischio e con ogni sacrificio.

            Ma qui posso stornare per un istante il pensiero da questa alta sfera che mi sta sempre presente, e, scendendo anch’io nel campo del contingente, alla domanda su quel che sarà per accadere rispondere, dopo avervi ben meditato, che non accadrà niente, perché in questo documento è scritto che i suoi dettami saranno messi in esecuzione anche senza l’approvazione dell’Italia: dichiarazione in cui, sotto lo stile di Brenno, affiora la consapevolezza della verità che l’Italia ha buona ragione di non approvarlo. Potrebbero bensì, quei dettami, venire peggiorati per spirito di vendetta; ma non credo che si vorrà dare al mondo di oggi, che proprio non ne ha bisogno, anche questo spettacolo di nuova cattiveria, e, del resto, peggiorarli mi par difficile, perché non si riesce a immaginarli peggiori e più duri.

            Il governo italiano certamente non si opporrà alla esecuzione del dettato; se sarà necessario, coi suoi decreti o con qualche suo singolo provvedimento legislativo, la seconderà docilmente, il che non importa approvazione, considerato che anche i condannati a morte sogliono secondare docilmente nei suoi gesti il carnefice che li mette a morte.

            Ma l’approvazione no! Non si può costringere il popolo italiano a dichiarare che è bella una cosa che esso sente come brutta, e questo con l’intento di umiliarlo e di togliergli il rispetto di se stesso, che è indispensabile a un popolo come a un individuo, e che solo lo preserva dall’abiezione e dalla corruttela.

            Del resto, se prima eravamo soli nel giudizio dato di sopra del trattamento usato all’Italia, ora spiritualmente non siamo più soli: quel giudizio si avvia a diventare un’opinio communis e ci viene incontro da molti altri popoli e perfino da quelli vincitori, e da minoranze dei loro parlamenti che, se ritegni molteplici non facessero per ora impedimento, diventerebbero maggioranze, e fin da ora ci esorta a ratificare sollecitamente il trattato per entrare negli aeropaghi internazionali da cui siamo esclusi, e nei quali saremmo accolti a festa, se anche come scolaretti pentiti; e ci si fa lampeggiare l’incoraggiante visione che le clausole di esso più gravi e più oppressive non saranno eseguite e tutto sarà sottoposto a revisione.

            Noi non dobbiamo cullarci nelle facili speranze e nelle pericolose illusioni e nelle promesse più volte provate fittizie, ma contare anzitutto e soprattutto su noi stessi; e tuttavia possiamo confidare che molti comprenderanno la necessità del nostro rifiuto dell’approvazione, e l’interpreteranno per quello che esso è: non un’ostilità contro il riassetto pacifico dell’Europa, ma , per contrario, non ammonimento e un contributo a cercare questo assetto nei modi in cui soltanto può ottenersi; non una manifestazione di rancore e di odio, ma una volontà di liberare noi stessi dal tormento del rancore e dalle tentazioni dell’odio.

01/06/2013

Problemi in società? Abbiamo la soluzione!


Da molti anni operiamo nel settore del Sozzziale e oggi, cari amici e amiche, eccovi l’ultimo ritrovato per garantirvi un ottimo risultato in pubblico. Rullo di tamburi. Le maschere sopraccigliari D’URSO & BOLDRINI

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Fatte solo con materiale di altissima qualità le maschere sopraccigliari D’URSO & BOLDRINI garantiscono quella vivida e credibile partecipazione al dolore altrui che la società richiede. Sei stufo di essere guardato male perché non ti mostri compassionevole? Non te ne fotte nulla delle tragedie altrui, ma te ne fotte assai della tua reputazione d’uomo e donna buona? Allora comprati una delle nostre maschere. Il risultato è garantito al 100%

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Ma le nostre parole valgono poco, lasciamo spazio alle testimonianze estere. Ci scrive Adolfo dalla Germania

hitler5 copiaDa kuando ho profato voztre mazchere D’URSO und BOLDRINI la mia ffita è totalmente kampiata, ja, mi zento una altra perzona e tutti mi stimano perché dikono “kuanto è kompazzionefole, afete fisto zuo fiso kuando parlava con pikkolo pampino in lakrime?” krazie, krazie!

E Giuseppe da Mosca ci manda due foto per testimoniare il cambio da quando ha scoperto le nostre maschere

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Ricordate: perché sforzarsi di capire gli altri o subire l’accusa di asociale? Con una maschera sopraccigliare D’URSO & BOLDRINI basta un secondo e subito sprizzerete compassione da tutti i pori.

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31/05/2013

IL MESE INCOM – MAGGIO -

Filed under: Attualità — antoniosabino @ 12:09
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Le commozioni, le commozioni cerebrali, picconi, teste, gobbe, biglie, spariglia, stendi la tela cerata, sciogli la cera, metti il sigillo, chiudi, incatrama, infodera, spalanca, avanza, le occasioni, le dirette, i canti, profumi di fiori, bobby soli, pioggia, nubi, rovine, schiarite, lunghe attese, cortei, zebedei, in nomine dei, raffaei, santanchei, grossi discorsi, bandiere svolazzanti, funerali religiosi, funerali laici, divini amori, divini odori, piatti fatti in casa, le ricette della sora Lella, quattro pistolettate in padella, zuccheifici, zucchetti d’oro ricoperti d’avorio, tutti santi, santo chi arriva, toscani smozzicati, cenere spenta, lunghi viaggi, cori partigiani e repubblichini.

03/05/2013

PHOTOSHOPPO :-D

Filed under: Attualità,Mi piace "fotomontaggiare" — antoniosabino @ 13:25
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LA POSIZIONE DELLA MAI DIMISSIONARIA: BOLDRINI E INTERNET


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Dubbi circolano sulla rete in merito alle ultime uscite del Presidente della Camera che si è detta stufa della anarchia dominante in rete, degli insulti ai suoi danni etc… tutta roba già sentita in passato, nulla di nuovo, roba che aveva scatenato maree di foto con post it, grida d’allarme, golpe, dittatura, in questo caso invece la reazione attuale è un misto di stupore e incertezza, molti non sanno cosa dire anche perché poche settimane prima avevano inneggiato alla elezione della Boldrini come ad un segno di cambiamento.

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Qualcuno si era in passato preoccupato di far notare come il passaggio da un politico di professione ad un funzionario politicizzato di professione non fosse un cambiamento e che l’Onu sia un carrozzone più interessato alla sua autoconservazione rispetto ad una qualsiasi risoluzione di qualche problema. Gli incauti che avevano palesato tale dubbio erano stati o presi a sberleffi o insultati. Essendo tra quegli incauti continuo a sostenere quanto detto prima, l’Onu si è dimostrato un ente inutile, incapace di intervenire quando c’è bisogno e, di anno in anno, i recenti fatti libici lo dimostrano, ha fatto una politica di sponda alle solite potenze internazionali, in barba ad un qualsiasi senso di giustizia o almeno di equilibrio: come potremmo definire un organo che in poche settimane passa dal decretare un premio internazionale per i diritti umani ad un noto dittatore/terrorista ora amico di Europa e USA per poi partecipare ad una caccia all’uomo, scaturita appoggiando una rivoluzione farlocca e niente affatto popolare, con tanto di linciaggio conclusivo del quasi premiato?

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Se c’è un settore dove l’inoperosità e la ipocrisia dell’Onu è evidente è quello della lotta alla fame nel mondo o alle questioni dei rifugiati, altrettanto evidente in quel settore, anche se si finge sempre di non sentire, sono i casi numerosissimi di ruberie e la palese contraddizione tra la propagandata immagine di funzionari/missionari e gli stipendi faraonici per gente che passa la maggior parte del tempo con ruoli di burocrate salvo farsi fare un paio di foto con i bambini poveri in occasione di qualche viaggio, anche perché può sempre tornare buona a scopi elettorali

Con un retroterra di questo tipo mi chiedo cosa ci si aspettasse da questa Madre Teresa di Calcutta italica (le descrizioni erano circa queste e calcolate che ho forti dubbi anche riguardo a Madre Teresa di Calcutta) riuscirà dove fino ad ora i suoi predecessori hanno fallito? Ricordate che una caratteristica da sempre frequente nei burocrati è l’ottusa protervia, un burocrate segue a macchinetta certi percorsi preordinati, tende a pensare quello che gli è stato imposto di pensare e perfino a sognare quello che gli è stato imposto di sognare, quando poi assume un potere notevole gli effetti tragici solitamente non tardano troppo. Intanto ha fatto perquisire la casa di un giornalista perché questi incautamente aveva ripostato sul suo profilo Facebook delle foto che parevano (in realtà foto di altra persona) ritrarre la Boldrini nuda al mare. Voi direte, non era suo diritto difendersi da calunnie? Certo, ma i metodi sono parsi eccessivi. A seguito del clamore poi ha approfittato per tagliare teste nello staff del Presidente della Camera (si vocifera che non vedesse l’ora) per infilare gente a lei più gradita, ora tuona contro l’anarchia di internet come un Gasparri qualsiasi, ci riuscirà? Lo sapremo solo in futuro magari anche da queste paginette volanti.. o magari no.

Hitchens1

02/05/2013

SE VOI DITE CACCA IO DICO Pupù, ovvero CONCERTONE DEL PRIMO MAGGIO


Caspita un preservativo in una parodia della consacrazione della ostia, caspita un tizio nudo con il pippolo di fuori, caspita… certa gente è proprio alternativa, sopra e sotto il palco… resto convinto che tra la folla di operai non c’era manco l’ombra, sapete come funziona la cosa, se io vengo sfruttato, non ho più diritti, i sindacati se ne impippano e mi tolgono pure una bella fetta di stipendio, e vedo una massa di canterini che mostrano la cannuccina o fanno il chierichetto burlone in un evento che è pure stato pagato usando parte di quei soldi che, a ben vedere, preferirei tenermi sulla busta paga dato che

1) ci devo campare
2) i sindacati se li trattengono per non fare una mazza salvo poi protestare dopo aver già firmato

minimo salgo sul palco e inizio a riempire di bastonate un po’ di persone…

11/03/2013

AVVISO AI NAVIGANTI

Filed under: Buffoni — antoniosabino @ 18:04

Ore 18, la nave Società Civile naviga serena salpata da “grillini fascisti” verso “grillini, si potrebbe fare un qualche accordo” dopo essere passati per i porti di “porca puttana” “democrazia” “il nuovo che avanza” “ripensiamoci” e “fusse ca fusse”, fonti vicine alla capitaneria di porto prevedono una virata della nave Società Civile e poi a tutta forza verso il porto di “scherzavamo, sono fascisti” per naufragare miseramente alle porte di “e adesso?”.”

05/01/2013

IN ESCLUSIVA L’ACCORDO DI MONTI CON CASINI

Filed under: Attualità,Mi piace "fotomontaggiare",Opinioni — antoniosabino @ 10:10
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IN ESCLUSIVA L'ACCORDO DI MONTI CON CASINI

02/01/2013

Mario Monti: obbiettivo spread raggiunto (Ansa)

Filed under: Attualità,Buffoni — antoniosabino @ 16:04

Bonvi

Bonvi

01/01/2013

PRINCIPIO

Filed under: Mancanza di memoria,Opinioni — antoniosabino @ 11:51

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 …. 1 ritenne che fosse il momento del declino definitivo della piccola [colonia 2] chiamata Italia e intraprese l’opera per lasciare testimonianza estrema dei fatti. Certo non vide nella crisi dei suoi anni l’unico momento di interesse per descriverne la fine, ma non potè che cogliere la gravità e l’irreparabilità degli eventi e pertanto prenderne nota per le generazioni future. A differenza di altri narratori assunse il faticoso e pericoloso compito di analizzare le reali ragioni, i proponimenti, le cause oltre la diceria del disastro e indicare le responsabilità, a rischio dell’ostracismo o della più nera fame, perché sempre desto l’occhio vigile di chi controllava scritti e pensieri, sempre pronto a colpire con l’arma della condanna e della querela 3, sempre impegnato nella formulazione di nuovi tormenti.
Essendo la materia tanto composita e vasta, la pretesa di una redazione quasi immediata tanto ardua, la fatica tanto evidente, si risolse dapprima per singole monografie e poi giunse alla conclusione, riordinando il fatto in principio, che fosse cosa migliore scrivere di tutto, costantemente guidato dallo scopo di sfrondare dalle demagogie e dalle ipocrisie gli eventi, pur se questo comportava una minore continuità della narrazione e forse un minore diletto nella lettura, ma  diletto e divertimento sono tratti che ben felicemente avrebbe lasciato agli storici dalla facile riduzione alla vulgata tradizionale 4, da lettura pubblica e firma ai banchetti di copie omaggio, da presenza nei salotti televisivi a discutere, tra una canzone e una barzelletta, dei particolari “gustosi” e “salaci 5” della loro compilazione. Come lascia diletto e divertimento, così l’autore intende lasciare anche un tono medio ai costruttori di apologie mascherate, in questi scritti troverete passaggi dove, se lo richiede l’argomento, il tono sarà greve e forse inaspettato.

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Note

1 Come illustrato ampiamente nella introduzione tutti i manoscritti sopravvissuti al naufragio secolare sembrano derivare da un unico archetipo (forse addirittura l’originale?) privo delle prime linee di testo. A meno di non ipotizzare, come fece per primo l’ignorato Pezel (Erinnerung, Dresden 2342), una volontaria censura da parte dell’autore o una sorta di gioco erudito sorto all’interno di una stretta cerchia di storici e appassionati evidenti destinatari dello scritto, dobbiamo ritenere che la posizione, al principio dell’opera, magari in una prima pagina dopo una qualche prima introduzione abbia nociuto irrimediabilmente alla trasmissione del testo integro.

2 Colonia è integrazione del Vincenzi, Die Anonymouslegende, Milan 2212. Diversamente altri che hanno ipotizzato provincia (Grimmerung), satrapia (Gragè) o l’improbabile capitale (Jimenez Pedreza)

3 L’autore parrebbe riferirsi al periodo noto da alcuni frammenti come “della Sessione Perpetua” durante il quale i tribunali rimanevano aperti 24 ore al giorno per consentire di giudicare tutti i querelati, fino ad esaurimento imputati.

4 Difficile stabilire a quali storici stia facendo riferimento. Oggi possediamo pochi frammenti storici riguardanti l’epoca, la collezione più recente dei frammenti peninsulari è quella di Di Zagame, Fragmenta Historiae Italiae, Ankara 3842.

5 “Sagaci” secondo la copia conservata dal manoscritto AHI-2913 oggi alla Bizantina di Istanbul

14/09/2012

Morto l’ambasciatore americano in Libia. E Chi se ne frega?


   Gli Stati Uniti vogliono dettare legge sopra ogni cosa, compreso sopra quali notizie debbano darci dispiacere e quali farci gioire. Mentre la morte e il linciaggio di Gheddafi veniva espresso dalla Clinton in questo modo

E chi si azzardava a far notare che solo fino a pochi mesi prima Obama e gli altri lo avevano coccolato  e riverito era guardato con sospetto

Salvo poi deriderlo quando proclamava che dietro ai ribelli c’era pure Al Qaida (mentre ora basta che gli USA dicano Al Qaida in Libia e tutti a dare loro ragione). Gheddafi, è storia nonostante le panzane giornalistiche, è stato eliminato perché sapeva troppo. Non gli è stata lasciata scelta. Si pretendeva che non rispondesse con le armi ad una ribellione supportata da forze straniere e che non era affatto ribellione di un intero popolo. Gli occidentali si sono fregati le mani, tutti accorrendo al massacro per ottenere un pezzettino di pozzo o di commercio e Gheddafi, fino ad allora per molti versi una figura ridicola ha assunto davanti alla storia l’immagine di un combattente coraggioso, gli altri, a tirare bombe e a mandare droni, dei traditori voltagabbana, cosa che l’attuale dirigenza libica non avrà dimenticato. Alcuni commentatori ricordavano che le “rivoluzioni” arabe erano in realtà manovrate e che sarebbero finite con porre stati islamici dove fino ad allora vigeva un certo laicismo. Fittizie democrazie, in realtà oligarchie politicamente e religiosamente orientate. Risultato. In Egitto il Presidente è esponente degli islamici devoti, iniziano a comparire i veli, i copti iniziano a trovarsi sempre più nei guai. In Libia è successo quello che è successo, anche se la storia del filmato anti maometto come fattore scatentante pare una palla, visto che i finanziatori sarebbero copti (dei suicidi?) e israeliano-americani, salvo poi risultare che i nomi diffusi non corrispondono a nessuno. Si tratta insomma di un filmato quasi fantasma emerso giusto poche ore prima del fattaccio. Al Qaida? Non lo sappiamo, gli stati uniti dicono di sì, ma è anche vero che oramai è ammesso che in Afghanistan e parzialmente in Pakistan Usa e Al  Qaida sono agli accordi. Nel frattempo il premio nobel per la pace manda marines e navi, perché oramai è tutto suo, a quanto pare e le sovranità nazionali non valgono più nulla, come in Europa.

27/08/2012

Ma quanto è forte Hollande, ma quanto strilla Hollande, Hollande, Hollande


Hollande si nasconde dietro una tenda per evitare di doverne dire quattro al lattaio

E venne sul suo cavallo bianco a liberare il mondo. Per settimane siamo stati sommersi dalle panzane internettiane che strillavano del nuovo tempo, quello della libertà, della giustizia sociale, tutti a indicare questo tipetto come colui che avrebbe fatto tremare l’Europa. Attualmente non trema nulla. La Francia prosegue come prima, incontri internazionali, prediche alla Grecia, pieno accordo con BCE e via così, Hollande non ha fatto praticamente nulla, qualche riformina sul genere progressismo che non costa nulla, e poi si naviga tranquilli e sereni nella vasca da bagno. Se fosse stato tanto dirompente credete che avrebbe raccolto così placidi e convinti complimenti, fuori e dentro Europa, dopo la sua elezione? Non c’è stato neppure un grido al “pericolo Hollande” da parte di quei pluripotentati che, in teoria, dovevano temere un cambio di rotta. Ma noi continuiamo tranquilli a goderci Hollande ed a fantasticare sulla sua grandezza. Lasciamo la conclusione alla profetica Mondaini

Ma quant’è forte Hollande
Ma quanto strillaHollande

In acqua è un pesce Hollande
Nel salto vola Hollande

è più di Zorro Hollande
è più di Furia Hollande

Hollande- Hollande

Eeh – ooh (coro)

Che bella vita Hollande
Non fa mai niente Hollande

Che bella casa Hollande
Che bella moglie Hollande

Non paga affitto Hollande
Non paga tasse Hollande

Non spende un soldo Hollande
Ma quant’è forte Hollande

Hollande- Hollande

Eeh-ooh (coro)

Non sa parlare Hollande
Non sa contare Hollande

Non legge niente Hollande
Nemmeno scrive Hollande

Non sa la storia Hollande
Non sa le lingue Hollande

è un ignorante Hollande
Sa solo urlare Hollande

Holland – Hollande

Eeh – ooh (coro)

15/08/2012

UNA BELLA NORIMBERGA PER GLI STATI UNITI? IL “GUATEMALA SYPHILIS EXPERIMENT”


Come è la solfa? Va bene abbiamo bombardato civili, va bene ne abbiamo internati, va bene abbiamo fatto morire circa 1 milione di prigionieri di stenti e maltrattamenti, ma noi non abbiamo mai fatto quegli esperimenti medici orripilanti, usando gli esseri umani come cavie… noi siamo buoni, siamo gli Stati Uniti, abbiamo gli speroni ed entriamo nel saloon per fare fuori il cattivo.

OPS!

Il Guatemala tenta da anni di portare  a processo gli Stati Uniti per gli esperimenti medici fatti sopra suoi cittadini, tra il 1946 e il 1948. Il medico statunitense John Cutler, per verificare se la penicillina funzionasse o meno per le malattie trasmissibili sessualmente, infettò migliaia di guatemaltechi, prostitute, ex militari, orfani, prigionieri. La faccenda è stata tenuta nascosta fino al 2005 quando Susan Reverby, ricercatrice della Università di Wellesley scoprì l’incartamento dove si descrivevano gli esperimenti con tanto di permesso del presidente Truman. I risultati non ci sono, salvo che il numero di infettati di sifilide, gonorrea e forme cancerose è stimato tra i 2000 (stima del governo guatemalteco) e i 1300 (stima degli Stati Uniti). Attualmente la richiesta di processo è stata respinta da un giudice federale americano e, a conti fatti, è probabile che la cosa resterà impunita.

06/08/2012

A PROPOSITO DI CRIMINI DI GUERRA: HIROSHIMA 6 AGOSTO 1945


Il 6 agosto 1945 gli americani spazzavano via 138.000 abitanti a Hiroshima, lasciandone più di 300.000 contagiati dalle radiazioni. Tre giorni dopo avrebbero ripetuto la carneficina uccidendone 80.000 a Nagasaki. Oggi non ne sentirete parlare, i giornali sono pieni di masturbazioni locali (quanti ori ha vinto l’Italia, dimenticando che ogni medaglia è un premio per gli atleti di 140.000 euro, dunque lo Stato deve già pagare 840.000 euro a questi tizi) e di masturbazioni galattiche (l’ennesimo robot sopra Marte). Vi risparmio immagini delle due città, immagini raffrontabili per la desolazione e il nulla alle foto uscite oggi riguardanti Marte, ma ricordo come questi bombardamenti, alla faccia di ogni convenzione o remora morale, sono stati effettuati dagli stessi che poi hanno presieduto processi per crimini di guerra. Sinceramente trovo assurda qualsiasi giustificazione, la guerra è stata dura ma nulla può rendere plausibile un massacro di civili di tali proporzioni e se i giapponesi si sono macchiati a loro volta di crimini questo non rende legittimo rincarare la dose (soprattutto se poi pretendi di giudicare i buoni e i cattivi) neppure gli aiuti americani per la ricostruzione attenuano il fatto, dato che il distruggere per poi ricostruire non è un titolo di merito, anche se ancora oggi gli americani e gli europei (penso alla Libia) amano ricoprire questo duplice ruolo, prima guadagnando sopra la distruzione e poi speculando sopra la ricostruzione.

05/08/2012

1945 – 2012 NULLA CAMBIA SOTTO IL SOLE


Il processo farsa di Hussein, l’eliminazione misteriosa di Bin Laden, i silenzi, l’incertezze, il linciaggio di Gheddafi, nulla è cambiato e per i nostalgici dei tempi andati dovrebbe essere una buona notizia, contenti loro. All’approssimarsi della fine del secondo conflitto mondiale le cosiddette potenze democratiche (allargate in quel momento alla Russia) discussero sul come trattare gli alti papaveri tedeschi. L’idea che prevaleva tra Stati Uniti e Inghilterra era della eliminazione sommaria una volta catturati, in particolare a Churchill premeva la scomparsa di Mussolini e dell’imbarazzante carteggio (carteggio che erroneamente Mussolini considerava una garanzia di sopravvivenza),

Roosevelt e Churchill insistettero svariate volte perché i futuri prigionieri venissero fucilati a poche ore dall’arresto, mentre Stalin, con quel fare sornione di chi ha capito come punzecchiarti pur essendo per il momento dalla tua parte, pensava che vi erano solo due possibilità: la prigione a vita o la condanna a morte dopo “regolare” processo. Alla fine USA e Gran Bretagna, pur a malincuore, cedettero ma il processo venne fatto secondo metodi che definire irregolari sarebbe poco. Difese private di accesso ai documenti (salvo quelli esaminati dalla accusa), sparizione di dati fondamentali, scomparsa di testimoni, giudici che vivevano a stretto contatto con gli accusatori e via scorrendo, insomma, come oramai è ampiamente riconosciuto dalla storiografia seria (quella che procede per documenti e non per emozioni e vulgata) tranne che da qualche documentarista attardato e dal popolino, il processo di Norimberga fu una farsa assurda, tanto valeva l’impiccagione immediata. In questi ultimi anni abbiamo assistito alla riproposizione di tali farse, con qualche aggiunta modernissima, ad esempio imputati che muoiono giusto quando dovevano rivelare un giro di bustarelle internazionali (vedi Milosevic e i vari sporchi affari con le altre Nazioni), oppure imputati che non raggiungono mai il tribunale e vengono fatti linciare dalla folla, vedi Gheddafi. Ora il figlio di Gheddafi vuole un processo in Olanda, per scampare alla pena di morte, giocando sul fatto che l’Europa ha oramai abolito il tipo di condanna.

A conti fatti se Saif Al Islam è stato messo a parte di affari con le nazioni europee, cosa probabile dato che era l’erede destinato, se arrivasse in Olanda è probabile che finirebbe con un bel infarto, ma ritengo più probabile che lo si lasci dove è, perché lo processino o lo ammazzino in carcere. Bin Laden? A Bin Laden pare abbiano fatto la festa, anche se nessuno ha visto nulla e i testimoni sono o parziali (Obama e lo staff dicono che le comunicazioni video si interruppero proprio al momento del blitz) o top secret, l’impressione è che la faccenda puzzi parecchio, ma al nuovo presidente Nobel per la Pace non si chiede mai molto, ci si fida, in fondo è un così bravo ragazzo…

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